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Paragrafo 1 . I costi della guerra e i propositi di pace.

     
Il   costo   in   vite   umane  della  seconda  guerra   mondiale   fu
impressionante:  50 milioni di morti, tra militari e  civili,  di  cui
gran parte in Europa, soprattutto in Unione Sovietica (20 milioni), 35
milioni  di  feriti e circa tre milioni di dispersi. Un bilancio  cos
spaventoso  era il risultato dell'impiego di armi dotate di  altissima
capacit distruttiva, delle deportazioni di massa operate dai nazisti,
della   guerra   civile   combattuta  in  numerosi   paesi   e   della
sottoalimentazione cui erano state costrette le popolazioni.
     Alle   perdite  umane  si  aggiunsero  quelle  materiali.   Molte
regioni, in Europa, in Cina e in Giappone, erano ridotte ad un ammasso
di   macerie;  alcuni  stati  avevano  subito  danni  gravissimi  alle
infrastrutture   (strade,  ferrovie,  ponti)  e   alle   installazioni
produttive. Ci rendeva difficile l'approvvigionamento dei  generi  di
prima   necessit;  veniva  cos  favorito  il  mercato  nero,  mentre
l'inflazione  aumentava, aggravando le gi misere condizioni  di  vita
della gente.
     Mentre  per  i  singoli stati gli sconvolgimenti provocati  dalla
guerra  ponevano  il  problema  della  ricostruzione  delle  strutture
economiche  e  in  molti  casi anche di quelle  politiche,  a  livello
internazionale si rendevano necessarie una ridefinizione degli assetti
geopolitici  ed  una  stabilizzazione  dei  rapporti  tra  gli  stati.
Inghilterra,  Stati Uniti e Unione Sovietica avevano  affrontato  tali
questioni  ancora  prima della fine della guerra  alla  conferenza  di
Yalta  (4-11 febbraio 1945) e a quella di Potsdam (17 luglio-2  agosto
1945).
     La  comune  volont di realizzare un sistema politico-diplomatico
che  fosse  capace di risolvere in modo pacifico i contrasti  tra  gli
stati port alla nascita, il 26 giugno del 1945 a San Francisco, della
organizzazione delle nazioni unite (ONU). I suoi scopi corrispondevano
a  quelli della decaduta Societ delle nazioni: il mantenimento  della
pace,  l'autodeterminazione dei popoli, l'uguaglianza  tra  gli  stati
grandi e piccoli e la risoluzione pacifica dei
     
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     problemi  internazionali. Diversi erano invece la struttura  e  i
meccanismi  decisionali:  le  deliberazioni  dell'assemblea  generale,
l'organo centrale formato dai rappresentanti di tutti i paesi  membri,
erano  prese  non  pi all'unanimit, ma a maggioranza,  onde  evitare
l'immobilismo  che aveva caratterizzato la Societ delle  nazioni.  Il
criterio dell'unanimit rest invece per le decisioni del consiglio di
sicurezza, organo deputato a trattare le questioni relative alla  pace
e  alla sicurezza, composto di quindici membri, cinque dei quali (USA,
URSS, Inghilterra, Francia e Cina) erano permanenti ed avevano diritto
di  veto. L'introduzione di quest'ultimo, chiesta da Stalin per  paura
che  gli altri stati potessero unirsi contro l'Unione Sovietica,  fin
per privilegiare gli interessi delle singole grandi potenze rispetto a
quelli   della   collettivit   internazionale,   compromettendo    il
raggiungimento degli scopi originari dell'organizzazione.
     L'assetto geopolitico dell'Europa venne definito dai trattati  di
pace  firmati  a  Parigi il 10 febbraio 1947. L'Unione Sovietica  pot
estendere i suoi
     
     [Cartina non riportata: L'Europa del dopoguerra].
     
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     confini  verso  ovest,  annettendosi i  paesi  baltici  e  alcuni
territori  strappati  alla  Finlandia, recuperando  la  Bielorussia  e
l'Ucraina   dalla  Polonia  e  spartendosi  con  questa   la   Prussia
orientale.  La  Polonia ottenne anche la Pomerania e la Slesia,  tolte
alla  Germania. L'Ungheria rientr nei confini del 1938 e  cedette  la
Transilvania  alla Romania; la Macedonia, tolta alla  Bulgaria,  venne
divisa tra Iugoslavia e Grecia. L'Italia dovette cedere, oltre a tutte
le  colonie,  Zara e la Venezia Giulia, escluse Gorizia e  Monfalcone,
alla  Iugoslavia, e i comuni di Briga e Tenda alla Francia. Trieste  e
le  zone  limitrofe, riconosciute come "territorio libero di Trieste",
furono  divise in due zone: la zona A, comprendente Trieste ed  alcuni
comuni  vicini,  sotto  l'occupazione  anglo-americana;  la  zona   B,
comprendente l'Istria nord-occidentale, sotto l'occupazione iugoslava.
La  Germania, per la quale non fu raggiunto un accordo, rimase  divisa
in quattro zone di occupazione (francese, inglese, americana e russa);
la  stessa Berlino, che si trovava nella zona sottoposta ai sovietici,
sub un'analoga suddivisione.
     La   definizione  dei  nuovi  confini  fu  seguita  da   massicce
migrazioni.   I  polacchi residenti nei territori  annessi  all'Unione
Sovietica si spostarono nelle regioni occidentali; milioni di tedeschi
lasciarono  la Polonia, la Cecoslovacchia e l'Ungheria per  stabilirsi
nella  Germania  occidentale, che potr cos  disporre  di  abbondante
manodopera a basso costo, indispensabile per una rapida ricostruzione.
